Le didascalie nei musei. Chiavi per la sperimentazione

Quali sono le funzioni delle didascalie e dei testi al museo? Strumenti scientifici per eccellenza o luoghi di sperimentazione? Chi dovrebbe occuparsi di scrivere il materiale comunicativo nei musei?

L’indagine sulla comunicazione e il coinvolgimento dei pubblici nei luoghi di cultura non poteva prescindere da una riflessione sulle didascalie museali, intese come punto di partenza per aprire il dibattito sul tema dell’interpretazione delle collezioni.

L’Università Ca’Foscari di Venezia con il Dipartimento di Management è stata partner di un corso su accessibilità e interpretazione per professionisti della cultura “Le metafore della didascalia”, tenutosi a Venezia durante i mesi di marzo e aprile. L’iniziativa, parte dell’iter formativo progetto Senza Titolo, è stata organizzata dalla Fondazione Querini Stampalia coinvolgendo Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Collezione Peggy Guggenheim, Università IUAV di Venezia e Spazio B**K.

25 professionisti, fra cui conservatori, operatori didattici e dirigenti provenienti da diverse istituzioni italiane, si sono confrontati sui questi temi con l’obiettivo di trarre degli spunti di metodo in risposta ai seguenti quesiti:

  • Quali sono le funzioni degli strumenti di comunicazione nei musei e quali potrebbero esserne le potenzialità?
  • Chi dovrebbe occuparsi delle didascalie e con quali frequenza rinnovarle?
  • Quali le fonti e quanto autorevoli?

Sintetizziamo alcuni punti chiave fra gli spunti emersi:

  • L’interpretazione oggi è un processo di sperimentazione finalizzato alla creazione di storie e contenuti, le cui modalità di gestione variano a seconda dell’istituzione. La produzione di materiale comunicativo non è un’attività di mediazione relegata al termine di un processo e finalizzata alla trasmissione di contenuti disciplinari. Questa visione – che tradizionalmente affida alla figura del curatore la totale responsabilità nella creazione dei contenuti- va scardinata, attraverso la redistribuzione di ruoli e competenze.
  • Conservatori, professionisti che si occupano dello studio dei visitatori, di didattica, di grafica e di exhibition design, collaborano oggi in diversi contesti sin dall’esordio degli allestimenti, testando i materiali con pubblici target e potenziali coinvolgendoli nella progettazione.
  • Fra gli obiettivi, quello di presentare il patrimonio attraverso punti di vista molteplici incoraggiando letture plurali.

Il coinvolgimento si presenta come attività di inclusione progettuale che affonda le sue radici nella co-progettazione. Fra le sale del museo, questo si traduce in esperienze che sollecitano la mente, il corpo e le percezioni; per creare, nel migliore dei casi, le giuste condizioni affinché i visitatori possano riconoscersi nelle storie del museo e contribuire alla loro creazione.

Quali gli impatti di questa esperienza presso la Fondazione Querini Stampalia? Quali le sperimentazioni in corso con la libreria “Il Libro con gli stivali”? Quali sinergie con il mondo delle industrie creative e le università per passare dalla teoria alla pratica in un’ottica di sostenibilità? Alla prossima puntata.

Nicole Moolhuijsen

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